IdT – Les idées du théâtre


 

Préface

Isaccio. Tragedia di Francesco Contarini al serenissimo Marcantonio Memmo doge di Venezia, e all’eccellentissimo collegio dedicata

Contarini, Francesco

Éditeur scientifique : Clerc, Sandra

Description

Auteur du paratexteContarini, Francesco

Auteur de la pièceContarini, Francesco

Titre de la pièceIsaccio. Tragedia di Francesco Contarini al serenissimo Marcantonio Memmo doge di Venezia, e all’eccellentissimo collegio dedicata

Titre du paratexteL’autore a’ lettori

Genre du textePréface

Genre de la pièceTragedia

Date1615

LangueItalien

ÉditionVenezia, Giovan Battista Ciotti, 1615. (Lien vers l’édition numérisée bientôt disponible)

Éditeur scientifiqueClerc, Sandra

Nombre de pages4

Adresse sourcehttp://www.opal.unito.it/psixsite/Teatro%20italiano%20del%20XVI%20e%20XVII%20secolo/Elenco%20opere/image390.pdf

Fichier TEIhttp://www.idt.paris-sorbonne.fr/tei/Contarini-Isaccio-Preface.xml

Fichier HTMLhttp://www.idt.paris-sorbonne.fr/html/Contarini-Isaccio-Preface.html

Fichier ODThttp://www.idt.paris-sorbonne.fr/odt/Contarini-Isaccio-Preface.odt

Mise à jour2013-07-03

Mots-clés

Mots-clés français

GenreTragédie

SourcesHistoire

SujetNoble ; vérité historique

Personnage(s)Isaac II Ange ; Alexis III Ange

FinalitéMorale ; plaisir

ActualitéDébat théorique sur la tragédie “à fin heureuse”

AutrePoétique d’Aristote

Mots-clés italiens

GenereTragedia

FontiStoria

ArgomentoAulico ; verità storica

Personaggio(i)Isacco II Angelo ; Alessio III Angelo

FinalitàMorale ; diletto

AttualitàDibattito teorico sulla tragedia di lieto fine

AltriPoetica di Aristotele

Mots-clés espagnols

GéneroTragedia

FuentesHistoria

TemaNoble ; verdad histórica

Personaje(s)Isaac II Ange ; Alexis III Ange

FinalidadMoral ; placer

ActualidadDebate teórico sobre la tragedia " a fin feliz "

OtrasPoética de Aristote

Présentation

Présentation en français

Les informations biographiques avérées relatives à l’auteur du Isaccio sont peu nombreuses et difficiles à repérer à cause de nombreux cas d’homonymie1. Vient à notre aide la lettre de dédicace placée en tête de la tragédie, signée par Contarini qui se déclare « de feu Taddeo ». Un Francesco, fils naturel de Taddeo Contarini, vécut au tournant des XVIe et XVIIe siècles, et fut un « auteur fécond, enseignant à Padoue » selon Gino Benzoni. Toutefois, il n’est à présent pas possible de préciser combien et quelles œuvres peuvent être attribuées avec certitude à sa plume2.

En s’adressant « aux lecteurs » (et non, significativement, aux spectateurs), Contarini est poussé à justifier le choix de composer une tragédie « di lieto fine » (à fin heureuse). À cet effet, il prend soin de signaler les passages de la Poétique d’Aristote qui, au prix d’une lecture peut-être erronée, lui permettent de définir la tragédie comme imitation des actions et de la vie de personnages remarquables, d’où il tire la nécessité de représenter aussi les événements qui se terminent de façon heureuse, pour respecter le principe de vérité et pas seulement celui de vraisemblance. Il souligne qu’Isaac fut réellement libéré de l’emprisonnement du tyran Alexis, en faisante par là allusion à un événement historique précis : la prise de pouvoir d’Alexis III Ange, empereur byzantin (env. 1153-env. 1211), qui détrôna son frère Isaac II (1156-1204) et le fit aveugler et emprisonner ; grâce à l’intervention des Vénitiens, Alexis III fut vaincu et le trône fut reconquis par le fils de Isaac II, Alexis IV (1182-1204)3. Contarini juge nécessaire de rappeler d’autres exemples, tirés d’ouvrages grecs et latins, pour légitimer sa tragédie « di lieto fine », tandis que, pour éviter des polémiques, il se garde de nommer les auteurs italiens. De plus, il critique les tragédies de l’horreur en faisant allusion au manque d’intérêt et à l’aversion du public, auquel il demande de défendre sa tragédie contre de possibles détracteurs.

Présentation en italien

Le notizie biografiche certe intorno all’autore dell’Isaccio sono scarse, e tanto più difficili da reperire a causa di numerosi omonimi4. Viene in soccorso la lettera di dedica premessa alla tragedia, in calce alla quale è apposta la firma del Contarini, che si dice : « di fu Tadeo ». Un Francesco figlio naturale di Taddeo Contarini, vissuto a cavallo tra XVI e XVII secolo, fu « prolifico autore e docente a Padova » secondo il giudizio di Gino Benzoni. Tuttavia, non è al momento possibile precisare quali e quante opere siano effettivamente a lui attribuibili5. ; Rivolgendosi « ai lettori » (e, significativamente, non agli spettatori), Contarini sente il bisogno di giustificare la scelta di comporre una tragedia a lieto fine. A tale scopo vengono accuratamente indicati i passaggi della Poetica di Aristotele che meglio sostengono la tesi dell’autore (a volte, forse, fraintendendo il testo), che pone l’accento in particolare sulla definizione della tragedia come imitazione delle azioni e della vita di personaggi illustri, da cui deriva la necessità di rappresentare anche le vicende con esito felice, per rispettare il principio della verità e non soltanto quello della verosimiglianza. Egli sottolinea che Isacco fu veramente liberato dalla prigionia del tiranno Alessio, alludendo così a una precisa vicenda storica: la presa di potere di Alessio III Angelo, imperatore bizantino (ca 1153-ca 1211), che spodestò il fratello Isacco II (1156-1204) accecandolo e imprigionandolo ; grazie all’intervento di Venezia, Alessio III fu sconfitto e accedette al trono il figlio di Isacco II, Alessio IV (1182-1204)6. Contarini ritiene tuttavia necessario richiamare ulteriori esempi (opere greche e latine) a sostegno della tragedia «di lieto fine», mentre, per evitare polemiche, si astiene dal nominare autori italiani. Inoltre, egli critica le tragedie orrorose alludendo al disinteresse e all’avversione del pubblico, al quale chiede di essere difensore della propria tragedia contro i detrattori.

Texte

L’autore a’ lettori

{5} Essendo la poesia non altro che un’arte d’imitare, e imitandosi nella tragedia un’azione, per esser ella, come Aristotele ci insegna, imitazione delle azioni degli uomini7, rimarrebbe forse l’intelletto appagato qualora una di esse azioni in quel modo venisse dal poeta rappresentata ch’ella a punto seguì, o come verosimilmente potrebbesi dire che fosse seguita8. Di maniera che a me ancora potrebbe forse bastare, per difesa di questa mia tragedia di lieto fine, il dire Isaccio9 fu veramente liberato dalla tirannica prigonia d’Alessio ; dunque avendo io presa ad imitare un’azione ch’è vera, non sarà chi con buona ragione mi danni10. Ma perché a molti c’hanno giurato di starsene alle parole del maestro non sodisfarebbe forse la ragione dove mancasse l’autorità11, voglio, benigni lettori, farvi avertiti12 che le tragedie di lieto fine non sono altrimenti dal Filosofo dannate : anzi, che tanto è lontano13 ch’ei le riprenda, che ne adduce gli esempi e le viene nella sua Poetica nominando, e dando loro il luogo nella schiera delle tragedie ; e chiunque di voi se ne volesse render certo, può leggere quivi Arist[otele] alla particella 59, dove, della peripezia favellando, di due tragedie ci dà l’esempio : l’una è l’Edipo, e l’altra il Linceo, quella di misero, questa di lieto fine14 ; e più oltre alla particella 76 vedrà sì come egli ci dà esempio di tre tragedie : Cresponte, {6} Ifigenia, ed Helle, che tutte sono di lieto fine15. Vedrà parimenti ch’egli alla particella 49, dove del giusto periodo16 della favola tragica vien ragionando, mentre dice che la tragedia avrà il suo giusto termine quando senza interrompimento si troverà mutata di trista in buona fortuna, o di buona in trista, quella di lieto fine non esclude, anzi di lei prima che dell’altra fa menzione. Aggiungesi17 che nella particella 40, dicendo egli la tragedia esser imitazione delle azioni e della vita, e ancor dell’infelicità o della felicità degli uomini, viene pur anco18 approvando che si dia tragedia ch’abbia per fine la felicità d’un uomo19 ; lo approva parimente nelle particelle 60 e 61, poiché in ambe delle agnizioni parlando, in quella vuole ch’elle siano mutazioni dall’ignoranza alla cognizione, per cui l’amicizia o nimicizia20 si manifesta, e per cui gli uomini felici o infelici divengono, e in questa chiaramente si lascia intendere ch’il divenir infelice e passar a felice stato avviene per lo mezzo delle agnizioni21. Da che chiaramente si comprende che in tutti gli accennati luoghi del Filosofo sono le felicità e le infelicità rammemorate per tragici soggetti ; il che è a dire che da lui le tragedie di lieto fine non sono dannate, né meno dalla sua Poetica sbandite22 : anzi, che, dichiarando nella particella 9123 quale sia il nodo della favola tragica, dice esser quello che fino a quella parte si conduce dove da infelicità a felicità si comincia a trapassare24 ; e questo luo{7}go son venuto annotando perché si vegga25 che, se ne gli altri sempre dell’uno e dell’altro fine26 insieme ragiona, qui solamente del lieto favella, quasi che, per dargli qualche eminenza, l’abbia voluto nominar solo27. Ora, se sulla base di tante autorità son’io venuto fondando il componimento della mia favola, non credo che altri me ne vorrà perciò28 riprendere senza ragione29 ; e quando l’allegate autorità si tacessero, o il loro senso da altri si torcesse e ad altro fine con gli argani delle vane sottigliezze si traesse30, l’averlo fatto con l’esempio de’ migliori autori greci e latini forte scudo contra chiunque la tragedia sola di atroce fine volesse approvare essere certamente mi doverà31, perciò che32, oltre il Cresponte, anch’il Ciclope, l’Ifigenie, l’Oreste, l’Elena, e l’Alceste di Euripide sono di lieto fine ; oltre ciò l’Elettra di Sofocle, l’Anfitrione di Cecilio, l’Agamennone di Pomponio, l’Ippolito, l’Oreste, il Filetero, e l’Achille di Sopatro sono tutte tragedie di lieto fine. Tralascio l’Anfitruo di Plauto, perciocché33 pare ch’egli abbia anzi voluto costituirlo tragicommedia che tragedia di prospero fine, congiunto avendo il tragico al ridicolo, facendo dire a Mercurio nel Prologo c’ha aggiunto il tragico alla commedia34 ; il che non avendo fatto io, stimo d’aver quest’opera a ragione chiamata tragedia. Tralascio parimente d’addurre a mio pro35 esempi d’italiani poeti che tragedie di felice avvenimento hanno composto, perché forse i troppo serveri, dove io per l’orme degli {8} antichi, soli da loro lodati, non camminassi36, direbbeno37 che io, traviando38 dal buon sentiero, godessi di precipitar dalle balze39. Solo vi dirò di più, amici lettori, che il lasciarsi restringere ne’ termini angusti di poter solamente imitare le azioni de’ grandi c’hanno per fine l’infelicità sarebbe troppa de’ compositori infelicità, e forse anche alla memoria degli uomini illustri di notabile pregiudizio40, poiché le loro azioni, onde da miseria a prosperità hanno fatto passaggio, non mai si potrebbono veder su le scene e ne’ teatri, a diletto e insegnamento degli altri41. Ci aggiungo che, al genio de’ presenti tempi avendo servito42, parmi non doverne essere biasimato, perciocché tali tragedie che vanno a terminare a capo di letizia43 non lasciano gli ascoltatori con quell’orrore e con quella perturbazione che apportano seco44 i miseri avvenimenti, le desolazioni45 de’ regni e le violente uccisioni, dalle quali molti infastiditi, solo in udire che tali tragedie hanno a rappresentarsi46, aborriscono, e a ragione, di lasciarvici condurre47. Le quali tutte cose48 più e più tra me stesso considerando, sono tutte insieme state cagione ch’una tragedia di lieta riuscita vi abbia donato. Godetela, e se è di vostra soddisfazione49 chiudete la bocca a’ maldicenti col dir loro ch’ella vi piace.