IdT – Les idées du théâtre


 

Prologue

L’Elvio. Favola pastorale d’Alfesibeo Cario, pastore e custode d’Arcadia. Alla gentiliss. e valorosiss. pastorella d’Arcadia Amaranta Eleusina

Crescimbeni, Giovan Mario

Éditeur scientifique : Zucchi, Enrico.

Description

Auteur du paratexteCrescimbeni, Giovan Mario

Auteur de la pièceCrescimbeni, Giovan Mario

Titre de la pièceL’Elvio. Favola pastorale d’Alfesibeo Cario, pastore e custode d’Arcadia. Alla gentiliss. e valorosiss. pastorella d’Arcadia Amaranta Eleusina

Titre du paratextePrologo

Genre du textePrologue

Genre de la pièceFavola pastorale

Date1695

LangueItalien

ÉditionRoma : Gio Battista Molo, 1695, in-4°.

Éditeur scientifiqueZucchi, Enrico.

Nombre de pages4

Adresse sourcehttp://books.google.it/books?id=QeyGmlTE1h8C&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false

Fichier TEIhttp://www.idt.paris-sorbonne.fr/tei/Crescimbeni_Elvio.xml

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Mise à jour2016-03-01

Mots-clés

Mots-clés français

GenreTragi-comédie pastorale.

SujetInventé et allégorique ; amour.

DramaturgieFin heureuse.

LieuLes bois d’Arcadie.

Personnage(s)Bergers ; le couple d’amants Lucrina et Elvio.

ScenographieCostume de berger.

FinalitéPoétique (proposer un nouveau prototype de tragédie pastorale) ; morale.

ActualitéL’œuvre représente allégoriquement la naissance de l’Académie de l’Arcadie, en faisant référence à des personnes réelles.

Mots-clés italiens

GenereTragicommedia pastorale.

ArgomentoInventato e allegorico ; amore.

DrammaturgiaLieto fine.

LuogoI boschi d’Arcadia.

Personaggio(i)Pastori ; la coppia d’amanti Elvio e Lucrina

ScenografiaAbito pastorale

FinalitàPoetica (proporre un nuovo genere di tragedia pastorale) ; morale.

AttualitàL’opera narra allegoricamente la storia della formazione dell’Accademia d’Arcadia, facendo riferimento a persone reali.

Mots-clés espagnols

GéneroTragicomedida pastoril

TemaInventado y alegórico ; amor.

DramaturgiaFinal feliz

LugarLos bosques de Arcadia

Personaje(s)Pastores ; la pareja de amantes Lucrina y Elvio

EscenografiaTraje de pastor

FinalidadPoética (proponer un nuevo prototipo de tragedia pastoril) ; moral

ActualidadLa obra representa alegoricamente el nacimiento de la Academia de la Arcadia ; refiriéndose a personas reales

Présentation

Présentation en français

Le Prologue est récité par la Fidélité, personnification de l’une des vertus les plus célébrées par la dramaturgie arcadienne. La pastorale dramatique de Crescimbeni joue un rôle extrêmement important dans la définition du nouveau théâtre arcadien, dans la mesure où elle constitue le prototype d’un modèle tragique original, capable de réussir là où la tragi-comédie de Guarini avait échoué1. En effet, avec l’Elvio, la pastorale s’élève au rang de la tragédie, en ennoblissant le genre bucolique, aussi bien sur le plan du style2 que sur celui de la structure, grâce à l’introduction du Prologue et des chœurs. L’auteur confie à la Fidélité la tâche d’évoquer, selon un topos caractéristique de la pastorale, l’âge d’or perdu, dans lequel elle régnait sans conteste, avant que la Discorde ne troublât cet état prospère. Forcée de fuir dans les bois, elle est aussi persécutée par la Jalousie, qui représente le vice par excellence dans la dramaturgie arcadienne et prétend ruiner le bonheur des bergers amoureux. Les deux protagonistes du récit, Elvio et Lucrina, unis par un amour mutuel au début, s’éloignent précisément à cause de la jalousie, mais l’intervention de la Fidélité réussira à les réunir, en donnant à l’histoire une fin heureuse. Ainsi, l’Elvio explore la possibilité de traiter le sujet de l’amour de manière plus pudique et plus convenable que la sensuelle dramaturgie baroque, ce qui justifie l’attribution de la dignité tragique à la tragi-comédie pastorale. Le prologue confirme ce désir de représenter l’amour d’une façon nouvelle et beaucoup plus morale, en confiant à la Fidélité le rôle principale L’amour arcadique est caractérisé par des valeurs positives (fidélité, constance, innocence) qui triomphent des pièges de la jalousie, de la discorde et de l’hypocrisie, motifs typiques de la dramaturgie baroque à sujet amoureux. Comme dans l’Endimione de Guidi, c’est cette conception sublime de l’amour qui confère de la dignité au sujet pastoral, où les simples bergers se révèlent plus appropriés pour transmettre cette conception du sentiment amoureux et la théâtraliser, comme l’explique le prologue,en reprenant des éléments de l’Aminta du Tasse3.

Présentation en italien

Composto tra il 1693 e il 1694 e pubblicato nel 1695, l’Elvio di Crescimbeni racchiude la proposta crescimbeniana di una nuova tragedia pastorale a lieto fine, lontana tanto dalle sconvenevolezze dei drammi barocchi, quanto dalla caratterizzazione mistico-filosofica dell’Endimione di Alessandro Guidi (1691), celebrata da Gian Vincenzo Gravina. Il Prologo viene recitato dalla Fedeltà, personificazione di una delle virtù più celebrata dalla drammaturgia arcadica sul modello del Pastor Fido. La favola pastorale di Crescimbeni assume un’importanza straordinaria nella delineazione del rinnovato teatro arcadico, dal momento che viene considerato il prototipo di un diverso tipo di tragedia, capace di riuscire laddove la tragicommedia di Guarini aveva fallito4 : l’Elvio infatti eleva la pastorale al rango di nuova tragedia, nobilitando il genere boschereccio dal punto di vista stilistico5 e strutturale, grazie all’inserimento del Prologo e dei Cori. L’autore affida alla Fedeltà il compito di rievocare, secondo un topos tipico della pastorale, un’età dell’oro perduta nella quale essa regnava incontrastata, prima che la Discordia turbasse il felice stato primitivo. Costretta a fuggire nelle selve, viene ancora perseguitata dalla Gelosia, vizio per antonomasia del teatro d’Arcadia, che mira a distruggere la Fedeltà dei pastori amanti. I due protagonisti della vicenda, Elvio e Lucrina, inizialmente innamorati, si allontaneranno proprio a causa della gelosia, ma l’intervento della Fedeltà riuscirà alla fine a farli ricongiungere, regalando alla vicenda un lieto fine. L’Elvio esplora in questo modo la possibilità di trattare il sentimento amoroso secondo una prospettiva più pudica e decorosa di quanto non facesse il lascivo dramma barocco : ciò giustifica l’attribuzione alla pastorale della dignità tragica. Il prologo conferma l’intenzione di rappresentare l’amore secondo una prospettiva nuova e moralizzata, affidando alla fedeltà il ruolo principale. L’amore arcadico è caratterizzato dall’attribuzione di caratteristiche esclusivamente positive (fedeltà, costanza, innocenza) che sconfiggono le insidie della gelosia, della discordia e dell’ipocrisia, tratti che distinguevano invece la drammaturgia barocca di soggetto erotico. Come accadeva nell’Endimione di Guidi, anche per Crescimbeni è la concezione sublime dell’amore a conferire dignità al soggetto pastorale, agito da semplici pastori che, come dimostra il prologo – nel quale è chiara l’allusione al prologo dell’Aminta del Tasso – , si rivelano più adatti a veicolare questa nuova concezione del sentimento amoroso e la sua teatralizzazione6.         ;

Texte

{1}Prologo                

La Fedeltà                            

In abito pastorale7                

Io già non saprei dove,
Misera Fedeltà, trovar più loco,
per ricovrarmi in pace, e star secura
dal furor de’ nemici,
che mi persegue a morte ovunque io vada.
Tempo già fu, che non d’irsuti, e rozzi
velli cinta, com’ora mi scorgete;
ma di celesti rai coperta e adorna,
anch’io tra l’altre deitati in cielo,
anzi tra i maggior numi,
fea della mia potenza altera mostra:
ma l’empio di regnar cieco desio,
che rese Giove al buon suo padre infido,
me discacciò dal cielo, e scesa in terra,
sì del mio nume si compiacque il mondo,
che altari e templi, e vittime ed incensi,
largamente m’offerse in ogni parte:
ma più d’ogn’altro onore
grato m’era l’albergo,
che nel suo cor mi davano i mortali8.
Allora io mantenea
tutti i viventi in pace:
le mansuete belve
erravan senza rabbia per li boschi,
{2} e gli angui per li prati
strisciavan senza tosco:
correvan latte i fiumi,
e dolce manna ogni arboscel stillava.
Non da marra, o da aratro
sentia la terra lacerarsi il seno,
che per se stessa all’uom, cui destinata
era a servir, rendea
la copia d’ogni ben pronta, e fedele:
non tra le dolci erbette
era l’assenzio amaro;
non tra canori augei strideva il corvo;
che dolce anco l’assenzio, ed anco il corvo
era, la mia mercede, allor canoro9;
ed ancor dureria la bella etate,
se la Discordia, mia mortal nemica,
invidiosa del mio dolce impero,
cogl’infernali mostri congiurando,
del senno de’ mortali a danni miei
orrido scempio fatto non avesse.
Quindi, perduto il culto, mi convenne
raminga, e sconosciuta irmene errando10.
Ebbi alcun tempo de’ signori, e regi
ricovro nelle Corti; e da’ lor servi
non poco favorita
nella disgrazia mia stata sarei;
se non che discoperta
dall’occhiuto interesso, e dall’invidia
gir dovetti in esiglio, e dentro a’ Tempi
credei starmen secura.
{3} Ma quindi anco sgombrar mi fè ben tosto
la sacrilega, ed empia Ipocrisia.
Lasciai per tanto gli abitati lochi,
e in queste selve ad albergar men venni
tra semplici pastori, ed innocenti;
e cangiando lo scettro, e la corona,
e ’l regio manto in nebride vellosa,
in rozzo serto, e, in umil vincastro,
di gran reina d’uomini e di numi,
condottiera di greggi eccomi fatta11.
Ma buon per me, se almen potessi in pace
godermi il regno mio tra selve, e fiere;
mentre v’è de’ nemici
chi non mi lascia riposar nemmeno
in stato così povero, ed umile.
Io ritrovai per questo bosco errando,
sotto mentite spoglie di pastore,
il mio germano Amor, cacciato anch’esso
dagli antichi suoi emoli rabbiosi.
Or unita con lui fea così dolce
de’ cor governo, che dolcezza eguale
non ha l’ambrosia, o ’l nettare di Giove;
ed esser ritornata mi sembrava
alla tanto felice età primiera:
ma la proterva e cruda Gelosia,
avversaria d’Amor, mal sofferendo
della suora di lui le belle imprese,
morta mi vuole, e ogn’ora
nuove insidie mi tende, e nuovi lacci12;
ed oggi ha stabilito
l’ultima prova far della sua rabbia
contra Lucrina ed Elvio, la più fida
coppia d’amanti, che la mia beata
catena mai stringesse,
e per cui stringer tanto studio, ed arte
m’è convenuto por, quanto non mai
per alcun’altra prova io posto avea.
Io non però starommi neghittosa,
ma, se l’antico mio
valor mi dice il vero,
non avrà la crudele, onde allegrarsi,
come per lo passato unqua non l’ebbe;
e a suo dispetto spero omai di farle
conoscer chiaramente
che Amor, cui Fedeltate è scudo, invano
altri pensa atterrar, quantunque prode13.