IdT – Les idées du théâtre


 

Dédicace

Didone. Tragedia di M[esser] Lodovico Dolce

D’Armano, Tiberio

Éditeur scientifique : Clerc, Sandra

Description

Auteur du paratexteD’Armano, Tiberio

Auteur de la pièceDolce, Lodovico

Titre de la pièceDidone. Tragedia di M[esser] Lodovico Dolce

Titre du paratexteAl chiariss[imo] senatore M[esser] Stefano Tiepolo Tiberio D’Armano

Genre du texteDédicace

Genre de la pièceTragedia

Date1547

LangueItalien

ÉditionVenezia : Figliuoli di Aldo, 1547, in-8°. (Lien vers l’édition numérisée bientôt disponible)

Éditeur scientifiqueClerc, Sandra

Nombre de pages2

Adresse sourcehttp://www.opal.unito.it/psixsite/Teatro%20italiano%20del%20XVI%20e%20XVII%20secolo/Elenco%20opere/image98.pdf

Fichier TEIhttp://www.idt.paris-sorbonne.fr/tei/Dolce-Didone-Dedicace.xml

Fichier HTMLhttp://www.idt.paris-sorbonne.fr/html/Dolce-Didone-Dedicace.html

Fichier ODThttp://www.idt.paris-sorbonne.fr/odt/Dolce-Didone-Dedicace.odt

Mise à jour2013-02-06

Mots-clés

Mots-clés français

GenreTragédie (excellence et supériorité de la tragédie sur la comédie)

ComédiensTiberio D’Armano et son père Pietro

ReprésentationPublic cultivé ; accident lors de la deuxième représentation

RéceptionSuccès ; histoire éditoriale

FinalitéMorale

AutreParallèle entre le genre tragique et le dédicataire de l’œuvre

Mots-clés italiens

GenereTragedia (eccellenza e superiorità della tragedia sulla commedia)

AttoriTiberio D’Armano e suo padre Pietro

RappresentazionePubblico colto ; incidente durante la seconda rappresentazione

RicezioneSuccesso ; storia editoriale

FinalitàMorale

AltriParallelo tra il genere tragico e il dedicatario dell’opera

Mots-clés espagnols

GéneroTragedia (excelencia y superioridad de la tragedia frente a la comedia)

Actor(es)Tiberio D’Armano y su padre Pietro

RepresentaciónPúblico educado ; accidente durante la segunda representación

RecepciónÉxito ; historia editorial

FinalidadMoral

OtrasParalelismo entre el género trágico y el dedicatario de la obra

Présentation

Présentation en français

La lettre de dédicace placée en tête de la première édition imprimée de la Didone de Lodovico Dolce, publiée à Venise en 1547 chez Aldo Manuzio le jeune, a été composée par Tiberio D’Armano. Celui-ci fut acteur comme son père Pietro, auquel est attribué un rôle déterminant dans la reprise des représentations de textes tragiques dans la ville lagunaire à partir du Carnaval 15461. La tragédie est présentée (par des lieux communs assez attendus à l’époque) comme le genre le plus noble et édifiant, mais aussi le plus difficile pour le public ainsi que pour les auteurs, qui ne peuvent pas avoir recours à des bouffonneries faciles. C’est pour cette raison que les démarches de Pietro D’Armano et, par la suite, de Dolce, revêtent une importance particulière. À Tiberio qui, dans la Didone, avait interprété, dans son « âge tendre », le rôle d’Ascagne, Dolce dédia la deuxième édition (1547) de la comédie Il Capitano. Le dédicataire de l’œuvre est ici le sénateur vénitien Stefano Tiepolo2, qui avait été empêché par « certains incidents ennuyeux » (peut-être des charges officielles) d’assister à la représentation de la tragédie. Lors de la deuxième représentation, dont on ne connaît pas précisément la date, il y eut un « événement presque tragique », qui reste toutefois obscur3. À la suite de ces événements, Dolce aurait décidé de ne pas permettre la circulation de la pièce, mais le grand succès poussa D’Armano à promouvoir l’impression de la tragédie. La dédicace se conclut avec l’éloge de Tiepolo, en établissant un parallélisme entre l’exemple de gravité et de vertu offert par le sénateur vénitien et celui des textes de genre tragique.

Présentation en italien

La lettera di dedica preposta alla prima edizione a stampa della Didone di Lodovico Dolce, pubblicata a Venezia nel 1547 presso Aldo Manuzio il giovane, si deve a Tiberio D’Armano. Egli fu attore come il padre Pietro, al quale viene attribuito un ruolo determinante nella ripresa della messa in scena di testi tragici nella città lagunare a partire dal carnevale del 15464. Il genere tragico viene presentato (attraverso luoghi comuni abbastanza scontati all’epoca) come il più nobile ed edificante, ma anche il più difficile : per il pubblico e per gli autori, che non possono affidarsi a facili buffonerie. Per questo, l’operazione di Pietro D’Armano e in seguito quella del Dolce rivestono particolare importanza. A Tiberio, che nella Didone aveva interpretato, nei suoi « teneri anni », il ruolo di Ascanio, il Dolce dedicò la seconda edizione (1547) della commedia Il Capitano. Il dedicatario dell’opera è il senatore veneziano Stefano Tiepolo5, impedito da « alcuni noiosi accidenti » (forse incarichi ufficiali) ad assistere alla rappresentazione della tragedia. Durante la seconda messa in scena, della quale non si conosce con precisione la data, avvenne un « quasi tragico succedimento », che rimane tuttavia oscuro6 ; a seguito di questo il Dolce avrebbe deciso di non far circolare ulteriormente l’opera, ma il successo di pubblico spinse il D’Armano a promuovere la stampa della tragedia. La dedicatoria si chiude con l’elogio del Tiepolo, instaurando un parallelo tra la gravità e l’esempio virtuoso offerti dal senatore veneziano e dai testi drammaturgici di genere tragico.

Texte

Al chiariss[imo] senatore M[esser] Stefano Tiepolo, Tiberio D’Armano

{2} Non poco certamente mi meraviglierei, che essendo la tragedia poema più nobile di ciascun altro, sì come quella che fu trovata dall’ingegno degli uomini prudenti7 solamente a utile della vita umana8, l’uso a questa nostra età di scrivere e di rappresentar sì fatti poemi sia quasi spento, o del tutto levato via ; se egli non fosse, che sì come questi componimenti non sono impresa (come spesse volte ho udito dire) da tutte le penne, così non sono materia da tutte le orecchie, essendo all’incontro9 il veder comparir nelle scene buffoni con gesti sciocchi e ridicoli, grati comunemente alla maggior parte, per esser sempre minore il numero degli intendenti10. Là onde avendo il padre mio questo carnevale passato aperta in Vinegia11 la strada ad altrui di avvezzar12 le orecchie corrotte per tanti anni dai giuochi inetti di certi moderni comici alla gravità tragica, ed essendo io stato il primo, che secondo la debolezza d’i miei teneri anni, sotto abito di Ascanio rappresentai la Didone di M[esser] Lod[ovico] Dolce13, ho voluto ancora essere il primo a farne parte a chiunque fosse grato di {NP 2} leggerla come fu grato di vederla ed udirla ragionare sopra la scena14. E quantunque15 l’autor di lei sommamente desiderava, che nel modo, che la misera nel farsi vedere la seconda volta apportò quasi tragico succedimento16, così si fosse del tutto rimasta nascosa17 e lontana dalla notizia18 degli uomini, nondimeno, avendo inteso io lei esser desiderata da molti, ho giudicato discortese ufficio per me doversi commettere19 se io, trovandone copia appresso di me, non l’avesse data a ciascuno. Di qui perché ella, mercè di alcuni noiosi accidenti20, non potè vedersi degna d’essere onorata dalla presenza di V[ostra] S[ignoria], ho preso animo di onorarla del suo nome : rendendomi certo, che sì come quella21 già gran tempo è giunta a tanta perfezione di virtù, di valore, e di bontà, che ogni alto grado è giudicato inferiore a’ meriti suoi, e che ai sublimi magistrati, in che ella siede22 di continovo23 a beneficio nostro, ha reso e rende sempre maggior onore, che non riceve da quelli, in modo che più si ammirano i magistrati per le prudenti azioni vostre, che la persona vostra per li magistrati24, così ancora V[ostra] S[ignoria] tanto vince25 ciascuno di umanità, quanto la tragedia vince di gravità ciascun poema. Questa adunque non pur mi sprona, ma eziandio26 m’assicura a venir dinanzi V[ostra] S[ignoria] con la dedicazione di cotale opera27 ; alla quale insieme col padre mio, devotissimo servitore di lei e della sua magnifica ed illustre casa, reverentemente m’inchino e raccomando.