IdT – Les idées du théâtre


 

Préface

Gli amorosi sospetti

Gabrielli, Angelo (Armentoldo Sampognano, pseud.)

Éditeur scientifique : Bucchi, Gabriele

Description

Auteur du paratexteGabrielli, Angelo (Armentoldo Sampognano, pseud.)

Auteur de la pièceGabrielli, Angelo

Titre de la pièceGli amorosi sospetti

Titre du paratexteL’autore ai lettori

Genre du textePréface

Genre de la pièceFavola pastorale

Date1605

LangueItalien

ÉditionVenezia : Giovan Battista Ciotti, 1605, in-8°

Éditeur scientifiqueBucchi, Gabriele

Nombre de pages2

Adresse sourcehttp://www.opal.unito.it/psixsite/Teatro%20italiano%20del%20XVI%20e%20XVII%20secolo/Elenco%20opere/image644.pdf

Fichier TEIhttp://www.idt.paris-sorbonne.fr/tei/Gabrielli-AmorosiSospetti-Preface.xml

Fichier HTMLhttp://www.idt.paris-sorbonne.fr/html/Gabrielli-AmorosiSospetti-Preface.html

Fichier ODThttp://www.idt.paris-sorbonne.fr/odt/Gabrielli-AmorosiSospetti-Preface.odt

Mise à jour2013-06-21

Mots-clés

Mots-clés français

GenrePastorale

DramaturgieNon-respect des règles antiques ; association de deux actions ; dénouement heureux ; catharsis (« compassion amoureuse ») ; bienséance ; vraisemblance

ActionDouble

FinalitéSupériorité du divertissement sur l’enseignement moral

ExpressionStyle élevé pour les bergers

Mots-clés italiens

GenereFavola pastorale

DrammaturgiaRegole antiche non rispettate ; due azioni congiunte ; lieto fine ; catarsi (« compassione amorosa ») ; decoro ; verosimiglianze

AzioneDoppia

FinalitàDivertimento prevale su insegnamento morale

EspressioneStile nobile per i pastori

Mots-clés espagnols

GéneroPastoral

DramaturgiaNo respeto de las reglas antiguas ; asociación de dos acciones ; desenlace feliz ; catarsis ; (« compasión amorosa ») ; decoro ; verosimilitud

AcciónDoble

FinalidadSuperioridad del entretenimiento sobre la enseñanza moral

ExpresiónEstilo elevado para los pastores

Présentation

Présentation en français

Pratiquement ignoré des répertoires biographiques modernes, Angelo Gabrielli (ou Gabrieli ou Gabriele) est l’auteur de Gli Amorosi Sospetti (Les Soupirs amoureux), « favola pastorale » publiée sous le pseudonyme d’Armentoldo Sampognano et représentée à Venise pendant le carnaval 1606 (date indiquée dans la préface de l’imprimeur Ciotti à Camillo Gonzaga ; il y a donc une discordance entre la date du frontispice, 1605, et celle des paratextes). Gabrielli, dont la biographie nous est complètement inconnue (il appartenait à la noblesse de Venise et signe ses textes comme  « abbé » à partir de 1620 environ) est aussi l’auteur d’une tragédie (Ciro Monarca di Persia (Cyrus, roi de Perse), Venezia, Farri, 1628) et d’un recueil de lettres de politesse (Lettere di complimenti semplici), éditées pour la première fois à Venise en 1619) qui s’imposa pendant deux siècles comme un grand succès éditorial. Une autre « favola pastorale » (Gelosia (La Jalousie), Venezia, Farri, 1620) n’est que la réimpression, quinze ans après, de Gli Amorosi Sospetti, enrichie pour l’occasion d’un nouveau prologue en guise d’hommage à Ferdinando Gonzaga.

Dans la préface qui accompagne la « favola » dans les deux éditions mentionnées, Gabrielli justifie brièvement le genre de la pastorale. Le théâtre moderne se distingue du théâtre grec et latin, selon Gabrielli, par l’importance attribuée au plaisir du public, le « diletto », qui doit l’emporter sur l’enseignement moral, comme le revendiquent les « auteurs modernes ». La conscience de ce nouvel équilibre dans le mélange entre moralité et plaisir (l’« utile dulci » horatien, Art poétique, v. 343-344) n’implique pas pour autant l’abandon des règles de la vraisemblance et de la bienséance (l’« honnête » et le « vraisemblable »), notions dont Gabrielli se réclame. La préface vise ensuite à justifier, de façon à vrai dire plutôt sommaire, les principaux écarts de la pastorale par rapport à la théorie poétique ancienne. Ces infractions consistent d’abord dans la présence de deux intrigues distinctes (« deux fables mais disposées de telle sorte qu’elles ne se confondent pas »), puis dans le style poétique élevé (les « armonie di concetti », « harmonies de pointes ») apparemment incongru pour des bergers, et surtout dans l’effet final de la pièce sur les spectateurs. Ce dernier, d’après Gabrielli, ne peut pas être la terreur (selon l’interprétation du passage de la Poétique d’Aristote, chap. 6), mais plutôt une « compassion amoureuse », issue de l’empathie entre le spectateur et le destin d’un personnage (ici la nymphe Clorinde) qui, après être injustement accusé, échappe à un sacrifice rituel, ce qui donne lieu à un dénouement heureux. Gabrielli reprend ici brièvement certains arguments développés par Guarini dans les écrits théoriques autour du Pastor fido (les deux Verrati de 1588 et 1593, et le Compendio della poesia tragicomica (De la poésie tragi-comique) de 1601), véritable modèle, théorique et dramaturgique, de son œuvre.

Présentation en italien

Praticamente sconosciuto ai repertori biografici, Angelo Gabrielli (o Gabrieli o Gabriele) è l’autore degli Amorosi sospetti, favola pastorale pubblicata sotto lo pseudonimo di Armentoldo Sampognano e rappresentata a Venezia durante il carnevale del 1606 (data che si ricava dalla prefazione dello stampatore Ciotti a Camillo Gonzaga ; c’è dunque una discrepanza tra la data della prefazione, 1606, e quella del frontespizio). Gabrielli, della cui vita poco sappiamo (appartenne alla nobiltà di Venezia e si firma come « abate » a partire dagli anni Venti del Seicento) è anche autore di una tragedia (Ciro monarca di Persia, Venezia : Farri, 1628) e di una fortunatissima raccolta di modelli epistolografici (Lettere di complimenti semplici, stampata a Venezia nel 1619 e poi innumerevoli volte fino a tutto il Settecento). Un’altra favola pastorale intitolata Gelosia (Venezia, Farri, 1620) non è che la ristampa degli Amorosi sospetti, cui viene aggiunto quindici anni dopo un nuovo prologo celebrativo del dedicatario, Ferdinando Gonzaga. ; Nella prefazione che precede la favola nelle due edizioni, Gabrielli giustifica brevemente il genere della pastorale. Il teatro moderno si distingue da quello classico greco-romano -secondo lo scrittore veneziano- per la centralità della nozione di piacere, il « diletto », la cui supremazia sull’insegnamento morale è ormai la cifra dei «  moderni compositori ». La coscienza di questo nuovo equilibrio nella mistura di insegnamento e piacere (secondo il dettame oraziano dell’ « utile dulci », Orazio, Arte poetica, 343-44) non implica tuttavia un abbandono delle regole della verosimiglianze e del decoro, cui Gabrielli si richiama esplicitamente. La prefazione passa poi a giustificare, a dire il vero in modo piuttosto sbrigativo, i principali scarti della pastorale rispetto alla teoria poetica antica. Tali infrazioni consistono essenzialmente : (1) nella presenza di due intrecci distinti (« due favole poste però in modo tale che non confondano»), (2) nello stile poetico elevato (les « armonie di concetti ») apparentemente incongruo per dei pastori che parlano e soprattutto (3) nell’effetto che l’opera suscita sugli spettatori. Questo effetto nella pastorale, secondo Gabrielli, non è il terrore (giusta l’interpretazione del passo sulla catarsi nella tragedia nella Poetica di Aristotele, cap. 6) ma una sorta di « compassione amorosa ». Quest’ultima è il risultato dell’empatia tra lo spettatore e il destino del personaggio (qui la ninfa Clorinda) che sfugge, dopo essere stato ingiustamente accusato, al sacrificio religioso, premessa all’esito felice della vicenda. Gabrielli riprende qui brevemente alcuni degli argomenti addotti dal Guarini negli scritti teorici a difesa del Pastor fido (i due Verrati del 1588 e 1593 e il Compendio della poesia tragicomica del 1601) che si rivela così anche dal punto di vista teorico, oltrre che drammaturgico, il modello della pastorale del veneziano.

Texte

{a4v} L’autore ai lettori

Il veder le pastorali rappresentazioni fondate sopra due favole vestite di sacrifici1 ed ornate di qualche altro fregio2 poco conforme ai precetti lasciatici dai nostri antichi maestri intorno alle poetiche composizioni suole per ordinario esser biasmato da molti, i quali, poco riguardando alla condizione de’ tempi ed alla diversità degli appetiti3 che furono da quelli che sono al presente negli uomini, non s’avveggono che dove gli antichi nelle loro favole sceniche avevano l’utile per primo fine e per secondo il diletto, all’incontro4 i moderni compositori, stimando che altro ci voglia al presente che favole per esempio agli uomini di ben vivere, hanno per primo fine il diletto e l’utile per secondo5, come quelli che a guisa di convitanti procurano di accomodar le vivande delle loro opere al gusto de’ convitati, or con armonie di concetti, con tutto che6 poco convenienti alla bassezza7 de’ pastori che s’introducono8, or con la varietà di due favole poste però in modo {a5r} tale che non confondano9 e ora con una curiosa apparenza di sacrificio che commovendo gli affetti produca effetti non di terrore ma di compassione amorosa, affinché poi tanto maggior gusto apportino i felicissimi avvenimenti10. Per lo che, avendo io lasciato comparire questo mio parto vestito in tal guisa alla luce del mondo, ho giudicato conveniente che si sappia ch’io sono stato sempre altrettanto ansioso di apprendere i poetici ammaestramenti quanto in questa mia favola io mi scosto da i tre accennati11 e mi dichiaro poco rigoroso nell’osservarli, giudicando però degni d’eterno biasimo quelli che per farsi benevoli dell’aura popolare si fanno lecito di uscire a briglia sciolta dai termini dell’onesto e del verisimile, dai cui mancamenti io ho procurato quanto per me è stato possibile allontanarmi. Dell’essermi poi servito dei vocaboli di fortuna, sorte, idolo e destino, non ne faccio alcuna menzione atteso che12 si sa molto bene che queste voci, usandosi in persona de’ Gentili13, ad ogni composizione poetica si convengono. Vivete felici.