IdT – Les idées du théâtre


 

Dédicace

Egle satira di M. Giovan Battista Giraldi Cinzio da Ferrara

Giraldi Cinzio, Giovanbattista

Éditeur scientifique : Comparini, Lucie

Description

Auteur du paratexteGiraldi Cinzio, Giovanbattista

Auteur de la pièceGiraldi Cinzio, Giovanbattista

Titre de la pièceEgle satira di M. Giovan Battista Giraldi Cinzio da Ferrara

Titre du paratexteAl magnifico M. Bartolomeo Cavalcanti

Genre du texteDédicace

Genre de la pièceSatira (dramma satiresco)

Date1545

LangueItalien

Éditions.n., s.l., s.d., Venezia ? 1545-1547 ?, In-8°. (Lien vers l’édition numérisée bientôt disponible)

Éditeur scientifiqueComparini, Lucie

Nombre de pages4

Adresse sourcehttp://www.opal.unito.it/psixsite/Teatro%20italiano%20del%20XVI%20e%20XVII%20secolo/Elenco%20opere/image446.pdf.

Fichier TEIhttp://www.idt.paris-sorbonne.fr/tei/Giraldi-Egle-DedicaceCavalcanti.xml

Fichier HTMLhttp://www.idt.paris-sorbonne.fr/html/Giraldi-Egle-DedicaceCavalcanti.html

Fichier ODThttp://www.idt.paris-sorbonne.fr/odt/Giraldi-Egle-DedicaceCavalcanti.odt

Mise à jour2015-02-06

Mots-clés

Mots-clés français

GenreDrame satyrique ; nouveauté du genre proposé

SourcesThéâtre antique

ReprésentationProvoquée par les lettrés

RéceptionCritiques face à la nouveauté

FinalitéModèle à imiter et dépasser

ExpressionStyle nouveau

Relations professionnellesAuteurs présomptueux, incompétents, envieux

Mots-clés italiens

GenereDramma satiresco ; novità del genere proposto

FontiTeatro antico

RappresentazioneProvocata da dotti

RicezioneCritiche di fronte alla novità

FinalitàModello da seguire e superare

EspressioneStile nuovo

Rapporti professionaliAutori presuntuosi, incompetenti, invidiosi

Mots-clés espagnols

GéneroDrama satírico ; novedad del género propuesto

FuentesTeatro antiguo

RepresentaciónProvocada por los letrados

RecepciónCríticas frente a la novedad

FinalidadImitar o superar el modelo

ExpresiónEstilo nuevo

Relaciones profesionalesAutores presuntuosos, incompetentes, envidiosos

Présentation

Présentation en français

Le drame satyrique Egle (appelé « satira » dans le titre complet) de Giraldi Cinzio est publié probablement à Venise entre 1545 et 1547 après la première représentation à Ferrare (1545). Le texte est introduit, avant le titre complet, par une dédicace en vers latins au duc Hercule d’Este (qui fut présent à la représentation), suivie d’une dédicace en prose à Bartolomeo Cavalcanti, diplomate de ce dernier et homme de lettres florentin. Le deux dédicaces sont marquées par une forte conscience de la nouveauté de l’œuvre. Dans la dédicace à Bartolomeo Cavalcanti, l’auteur affirme de manière plus soutenue qu’il est le premier à exhumer le drame satirique de la tradition antique et que la nouveauté du genre proposé l’a fait hésiter à faire représenter et publier Egle. Il rappelle par ailleurs le risque d’être critiqué auquel s’expose un dramaturge en innovant, étant donné l’ignorance de la multitude, la présomption de ceux qui croient être cultivés et l’envie des auteurs incapables. Il suggère enfin que la publication, outre le fait qu’elle répond à la requête de ses amis lettrés, peut inciter d’autres dramaturges à imiter et dépasser le renouvellement du genre. Le discours théorique doit être mis en relation avec la Lettera overo discorso di M. Giambattista Giraldi Cinzio sovra il comporre le Satire atte alla scena di Giraldi Cinzio (Lettre ou discours de G. Giraldi Cinzio sur la composition des drames satiriques pour la représentation), rédigée au moment de la naissance du drame pastoral, et où l’auteur indique que la création originale de Egle a ouvert la voie au genre pastoral. Giraldi Cinzio se montre conscient de sa valeur de précurseur et de guide dans la recherche d’un genre moderne.

Présentation en italien

Il dramma satiresco Egle (chiamato « satira » nel titolo completo) di Giraldi Cinzio viene pubblicato probabilmente a Venezia tra il 1545 e il 1547 dopo la prima rappresentazione ferrarese. Il testo si apre, prima del titolo completo, con una decica in versi latini ad Ercole d’Este (che fu presente alla rappresentazione), seguita da una dedica in prosa a Bartolomeo Cavalcanti, diplomatico di quest’ultimo eletterato fiorentino. Le due dediche sono segnate da una forte conspevovelezza della novità dell’opera. Nella dedica a Bartolomeo Cavalcanti, l’autore afferma in maniera più marcata che è il primo a esumere dalla tradizione antica il dramma satiresco e che la novità del genere proposto gli ha fatto esitare a fare rappresentare e pubblicare Egle. Ricorda inoltre il rischio di essere criticato a cui si espone un poeta drammatico innovando vista l’ignoranza della motitudine, la presunzione di quelli che credono di essere colti e l’invidia degli autori incapaci. che lo rinnova proponendolo come modello ai lettori. Infine suggerisce che la pubblicazione, oltre al fatto che risponde all richiesta di amici dotti, può incitare altri autori di teatro a imitare e superare il rinnovo del genere. Il discorso teorico va messo in relazione con la Lettera overo discorso di M. Giambattista Giraldi Cinzio sovra il comporre le Satire atte alla scena di Giraldi Cinzio redatta al momento della nascita del dramma pastorale e in cui l’autore indica che la creazione originale di Egle ha aperto la via al genere pastorale. Giraldi Cinzio si dimostra conscio del proprio valore di precursone e di guida nella ricerca di un genere moderno.

Texte

Al Magnifico M. Bartolomeo Cavalcanti

{p.3} Tre cose tra le altre, magnifico messer Bartolomeo1, sono sovente principale cagione che i nuovi2 componimenti che da sé sono degni di loda appresso qualche torto giudizio3 ricevan biasimo. L’una delle quali è l’ignoranza altrui, l’altra il troppo persuadersi di sapere, la terza l’altrui invidia4. Perché coloro che non sanno non stimano buono se non quello ch’è lor proprio, cio è l’ignoranza. E quelli che si persuadono di sapere tutte le cose, veggendo non essere iti con lo ‘ngegno tanto oltre, quanto alle volte veggono andare altri, cercano col biasimare gli apportatori delle cose nuove serbarsi quella riputazione ch’es{NP3}si s’hanno acquistato appresso5 tale che si ha creduto poter sapere, col mezzo loro, ogni lodevole cosa. E gli invidiosi che sempre con dolente occhio mirano il bene altrui, quanto più vaghe6 veggono apparir le cose nuove e più atte ad accrescere pregio a’ loro autori, tanto più cercano macchiarle col loro veleno, accioché meno vaghe e men leggiadre si scuoprano agli occhi di chi le dee mirare. Per questo adunque, veggendo io a che rischio i’ mi poneva e quanto gran campo io dava a simili genti di lacerarmi, s’io dava fuori la satira mia, cosa non pur nuova, ma s’io non me ‘nganno né anche conosciuta da molti a’ tempi nostri, meco avea deliberato tenerla ascosa e nel seno godermi d’esser stato io il primo che dopo mill’anni e più7 avessi posto in questo campo il piede. Ma dopoi, sapendo ch’i dotti, che sono d’animo {p.4} sincero, prendono piacere di quello che a quelli altri è di noia e bramano ch’ogni dì appaia cosa onde si destino i belli ingegni ad arricchire questa nostra volgar favella, ho voluto più tosto piacere a questi pochi tali (che dopo che la mi fero8 porre in scena, più e più volte chiesta la mi hanno)9 che per10 la moltitudine di quelli altri essere tenuto da questi poco cortese. Oltre che ‘l persuadermi che questa mia nuova favola potrebbe essere duce11 a’ gentili spirti a farli giungere, in questa maniera di scrivere, là ov’io forse non sono arrivato mi ha non poco invitato a darla fuori. Avendo adunque meco proposto di lasciarla uscire, a voi tra’ dotti12 giudiziosissimo e tra’ giudiziosi dottissimo ne faccio cortese dono, sicuro che se voi colla vostra dottrina e col vostro giudizio non potrete raffrenare l’altrui mal dire, potrete almeno col{NP 4}la ragione in mano, dalla quale a mio giudizio in questo componimento non mi sono scostato, far vedere a chi sarà capace del vero il poco sapere degli ignoranti e la troppa persuasione e malvagità degli altri ; e che se questa satira non ha in sé la real maestà della tragedia né la civile piacevolezza della commedia, porta però tanto seco del proprio a lei, che non è nella sua spezie imperfetta appresso di chi sa di che membra vogliono essere composte questa e quelle13. Coglietela adunque et insieme con lei il vostro Giraldi non meno affezionato alla vostra molta vertù, che merti la benignità e la cortesia che sempre amorevolissimamente l’avete mostro14.

Giovan Battista Giraldi Cinzio