IdT – Les idées du théâtre


 

Prologue

Ingannati comedia de gli Intronati recitata ne gli giuochi publici del carnovale in Siena

Académiciens Intronati de Sienne

Éditeur scientifique : Concolino, Bianca

Description

Auteur du paratexteAcadémiciens Intronati de Sienne

Auteur de la pièceAcadémiciens Intronati de Sienne

Titre de la pièceIngannati comedia de gli Intronati recitata ne gli giuochi publici del carnovale in Siena

Titre du paratextePrologo

Genre du textePrologue

Genre de la pièceComédie

Date1537

LangueItalien

ÉditionSiena, s. ed., 1537, sans format. (Lien vers l’édition numérisée bientôt disponible)

Éditeur scientifiqueConcolino, Bianca

Nombre de pages7

Adresse sourcehttp://ia600306.us.archive.org/5/items/glingannaticonil00newb/glingannaticonil00newb.pdf

Fichier TEIhttp://www.idt.paris-sorbonne.fr/tei/AcadIntronati-Ingannati-Prologue.xml

Fichier HTMLhttp://www.idt.paris-sorbonne.fr/html/AcadIntronati-Ingannati-Prologue.html

Fichier ODThttp://www.idt.paris-sorbonne.fr/odt/AcadIntronati-Ingannati-Prologue.odt

Mise à jour2014-04-06

Mots-clés

Mots-clés français

GenreComédie

SourcesArioste ; Bibbiena

SujetInventé ; tromperie amoureuse

LieuDe la représentation / de l’action ; décor comique ; Sienne ; Modène

RéceptionSuccès / échec ; compréhension de l’intrigue ; public féminin ; présence du public

FinalitéMorale / divertissement ; éducation du sentiment amoureux ; hommage aux dames ; plaisir de la vue ; hommage au public et à la ville

ExpressionLangue étrangère / langue italienne ; langue du public ; compréhension de la comédie

MetadiscoursPratique du prologue / pratique de l’argument

Mots-clés italiens

GenereCommedia

FontiAriosto ; Bibbiena

ArgomentoInventato ; inganno amoroso

LuogoLuogo della rappresentazione / luogo dell’azione ; apparato comico ; Siena ; Modena

RicezioneSuccesso / scacco ; comprensione dell’intreccio ; pubblico femminile ; presenza del pubblico

FinalitàMorale / divertimento ; educazione del sentimento amoroso ; omaggio alle donne ; diletto della vista ; omaggio al pubblico e alla città

EspressioneLingua straniera / lingua italiana ; lingua del pubblico ; comprensione della commedia

MetadiscorsoPratica del prologo / pratica dell’argomento

Mots-clés espagnols

GéneroComedia

FuentesAriosto ; Bibbiena

TemaInventado ; engaño amoroso

LugarLugar de la representación / lugar de la acción ; decorado cómico ; Siena ; Módena

RecepciónExito / fracaso ; comprensión de la intriga ; público femenino ; presencia del público

FinalidadMoral / entretenimiento ; educación del sentimento amoroso ; homenaje a las damas ; deleite de la mirada ; homenaje al público y a la ciudad

ExpresiónLengua extranjera / lengua italiana ; lengua del público ; comprensión de la comedia

MetadiscursoPráctica del prólogo ; practica del argumento

Présentation

Présentation en français

Représentée à Sienne le dernier jour du carnaval 15321, Gli Ingannati est la première comédie de l’académie siennoise des Intronati. On ne peut lire la comédie (et surtout le prologue) sans faire référence à un épisode théâtral antérieur, Il Sacrificio, où les Intronati, la nuit de l’Epiphanie de la même année, avaient mis en scène une cérémonie allégorique, au cours de laquelle ils avaient brûlé tous les objets qui pouvaient rappeler les femmes aimées, trop ingrates et cruelles. Se repentant de cet acte misogyne, et pour essayer de se faire pardonner, les Intronati écrivent et représentent, un mois plus tard, Gli Ingannati. La comédie s’adresse donc en particulier aux femmes2 et se place dans la tradition des louanges courtoises théorisée plus tard par les frères Girolamo et Scipione Bargagli3. L’argument de la comédie reprend le thème des jumeaux de sexe différent, initié par Bibbiena dans sa Calandria (1513). Ici, cependant, le travestissement de la protagoniste, Lelia, qui prend l’habit et les fonctions d’un page et se fait appeler Fabio, n’est pas imposé par quelqu’un d’extérieur, pour son bien et sa sécurité, comme pour Santilla de la Calandria, mais il devient un stratagème et une tromperie pour rester près de l’homme qu’elle aime, et tenter de le reconquérir. Gli Ingannati inaugurent une suite de comédies fondées sur le travestissement et l’échange des jumeaux, où l’héroïne devient protagoniste et artisan de la tromperie amoureuse. La comédie aura un succès extraordinaire et influencera de nombreux auteurs italiens et étrangers, parmi lesquels William Shakespeare, pour sa comédie Twelfth Night4.

Présentation en italien

Rappresentata a Siena l’ultimo giorno di carnevale del 15325 Gli Ingannati è la prima commedia dell’accademia senese degli Intronati. Non si può leggere la commedia (e soprattutto il prologo) senza fare riferimento a un episodio teatrale precedente, Il Sacrificio, in cui gli Intronati, la notte dell’Epifania dello stesso anno, avevano messo in scena una cerimonia allegorica, dando alle fiamme tutti gli oggetti che potessero ricordare loro le donne amate, considerate ingrate e crudeli. Pentiti di questo atto misogino e in cerca di un mezzo per farsi perdonare, gli Intronati scrivono e rappresentano, quasi un mese dopo Gli Ingannati. La commedia si rivolge quindi in particolare alle donne6 e si colloca nella tradizione del corteggiamento cortese più tardi teorizzata dai fratelli Girolamo e Scipione Bargagli7. L’argomento della commedia riprende il tema dei gemelli di sesso diverso, inaugurato dal Bibbiena nella Calandria (1513). Qui però il travestimento della protagonista, Lelia, che prende l’abito e le funzioni di un paggio e che si fa chiamare Fabio, non è imposto da altri, per il suo bene e la sua sicurezza, come succedeva a Santilla nella Calandria, ma diventa uno stragemma e un inganno per restare vicino all’uomo amato, nel tentativo di riconquistarlo. Gli Ingannati inaugurano una tradizione di commedie fondate sul travestimento e lo scambio dei gemelli, in cui l’eroina diventa protagonista e artefice dell’inganno amoroso. La commedia avrà un successo straordinario e influenzerà numerosi autori italiani e stranieri, tra cui William Shakespeare, per la sua commedia Twelfth Night8.

Texte

Prologo

{NP1} Io vi veggio fin qua nobilissime donne, meravigliare di vedermivi così dinanzi in quest’abito, in questo luogo, ed insieme di questo apparecchio9 come se noi avessemo10 a fare qualche commedia. Commedia non vi dovete aspettare perché, fino l’anno passato voi poteste molto ben cognoscere che l’Intronati avevano il capo ad altro che a farvi le commedie11; e poi vedeste, l’altro giorno, qual fusse intorno alle cose vostre l’animo loro, e che non volevan più vostra pratica né venirvi più dietro, come quelli che non gli piaceva più l’esser morsi, rimenati per bocca e tocchi fino al vivo da voi12. E però bruciorno13, come voi vedeste, quelle cose che gli potevano far drizzare la fantasia e crescerli l’appetito di voi e de le cose vostre. Ora vi voglio cacciar questa meraviglia del capo. Questi Intronati (e crediatemi che io gli ho sentiti) si dolgono stranamente d’essere entrati in questo farnetico14, ed hanno una gran paura che voi, come quelle che avete di che15, non pigliate q[ue]lla lor cosa per la ponta di modo che, per l’avvenire, voi gliene teniate la lingua e gli voltiate le spalle ogni volta che gli vedrete. E per questa cagione m’hanno spinto qui p[er] imbasciatore, oratore, legato, o procuratore o poieta, pigliatel come v’entra meglio nella memoria. Io mi trovo il mandato ampio, in buona forma. Prestatemi la fede vostra; altramente gli è forza ch’io vel mostri, ché l’ho portato {NP2} meco. Dico che son venuto qui per far questa pace e rappiccarvi insieme con loro, se ne sète contente; perché in verità le faccende loro senza voi son fredde e presso che perdute, e se non ci si ripara, se ne vanno in un zero. Fatelo, e fatelo, donne; ché ve ne metterà bene16. Voi cognoscete pur la natura loro: che, se gli volgete una volta l’occhio un poco pietoso, e’ si lasciaranno maneggiare, portar per bocca (da voi, però, non da altri, ché non starebben forte), stratiare, toccar nel vivo con le parole, e coi fatti star di sopra a ogni cosa, et esser sempre le prime voi. Che volete? sete contente? faretela o no?

Voi non mi rispondete? Non lo negando questo, è buon segno. Mirate s’egli hanno voglia di farlo, questo accordo! che, in questi doi17 dì si son messi a far una commedia18; ed oggi ve la voglion far vedere e udire, se voi vorrete. Ecco che voi saperete ora chi io sono, quel che vol dire questo apparecchio, e quello ch’io vi facci dintorno. Questa commedia, per quanto io ne sento, costoro la chiamano l’Ingannati : non perché fusseno19 mai ingannati da voi, no, ché mai l’ingannaste, e vi cognoscono pur troppo bene, ne se ne son possuti guardar tanto che basti, ma ben gli avete sforzati sempre. Ma la chiaman così perché poche persone intervengono ne la favola20 che nel compimento non si trovino ingannati. Et ecci21 tra li altri mescolati de li inganni d’una certa sorte che, volesse Iddio, per il mal ch’io vi voglio, che voi fussi ingannate spesso così, voi, et io fussi l’ingan{NP3}natore. Che io non mi curarei di rimaner sotto l’ingannato22. La favola è nuova23 e non altronde tratta che de la loro industriosa zucca, onde anco la notte de Befania, si cavaro le sorte vostre24; per le quale voi giudicaste che gl’Intronati vi mordessin25 tanto in su quel fatto del dechiarare, e diceste che gli avevono così mala lingua. E che non la perdonavano a persona. Ma e’ si par ben che voi non l’avete assaggiata, forse forse non direste così, ma li difendereste e terreste la parte loro da buone compagne in tutti quei luoghi che bisognasse26. So ben che non ci mancharà chi dica che questa è una insalata di mescolanza27. A questi cotali l’Intronati non vogliono rispondere perché, come ella si sia, gli basta ch’ella piaccia a voi a cui sempre si sono ingegnati di piacere principalmente. E questo pensano che gli verrà fatto di leggiero, e maggiormente se c’è tra voi de le pregne, a le quali soglion spesso piacere non pur di queste così fatte insalate, ma i carboni pesti, la cocitura dell’accia28, la polver dei mattoni, i calcinacci e così fatte cose. A gli uomini non importa che la piaccia, o no, perché l’Intronati hanno ordinato un modo29 che nissun di loro la potrà né vedere né udire, se non è cieco. E però30, se qualche sacciuto maligno31, tirato dal desiderio che gli ha da appontarci32, avesse pur una gran voglia di vederla o udirla, cavisi gli occhi, altrimenti io gli dico e’ non la corrà33. Io so che vi parrà strano che i ciechi la vegghino, e pur sa{NP4}rà vero, e intendarete come, se voi arete tanta pazienza ch’io vel mostri. Quanto ha di bello il mondo, senza dubbio, è oggi in Siena; e quanto di bello Siena, si truova al presente in questa sala. Questo non si può negare, perché quelle che non ci sono non poss’io credere che sieno né belle né appresso34, poi ch’elle fuggono il parragon di voi altre. Come volete voi, adunque, che costoro35 stieno a mirar scene o commedie, o sentino o vegghino cosa che noi faciamo o diciamo, essendoli voi dinanzi? Che più bel giuoco, che più bello spettacolo, che cosa più piacevole o più vaga si può veder di voi? Certo, nissuna. Ora eccovi mostro36 come gli uomini non vedranno né udiranno questa commedia, se non son ciechi ; che già vi pareva ch’io avesse detta così grande pappolata37. Ma voi, donne, la vedrete e udirete benissimo perché, in vero, non vi cognosciamo tanto cortesi che vi siate per perdere o uscir di voi stesse nel mirarci. Non si pensino questi che fanno tanto il bello38, questi acconci39, questi spelatelli40 che, per aver una bella barba, per correre bene un cavallo, per calzar bene uno stivale o per fare una bella riverenzia fino in terra accompagnata con un sospiro che si senta fin da Fonte Becci41, che voi abbiate a lasciar questa cosa per attendere a loro42: ché essi ne rimarrebbeno l’ingannati e così torrebbeno43 el nome a la nostra commedia. E potrebbe bene essere che uno Spagnuolo, che voi vedrete venire, vi rompesse un poco la fantasia et che voi non pigliassi così bene la nostra materia44. Ma io v’insegnarò un buon colpo: {NP5} lassatelo andare perché non avendo voi la sua lingua, non vi potrete intendere insieme, ed attendete a questi, che son tutti Taliani e, prestandoli voi la vostra attenzione, non perderete cosa che ci si dirà; e sarà bello e fatto. Ma, poi che io veggio quest’uomini così intenti a mirarvi che non sentono ciò ch’io mi dica, mi piace di ragionar con voi un poco in sul sodo e domesticamente45. È possibile però, ingrate che voi sète, che questi Intronati s’abbin sempre a lamentar di voi? Et che sempre in ogni luogo vi s’abbi a ritoccare il medesimo? E che le tante fatiche che duron per voi e tanto studio che vi mettono intorno per piacervi, non vi possa piegare a farli un piacere? Oh, ponetevi un tratto giù col nome di Dio e chiamateli tutti a uno a uno, e vogliate intender quel che dicono o quel che cercon’ da voi: ché so’ certo che quel che vogliono è una frascaria46, e voi ne sète così ricche che, senza perderne oncia, ne potete dare non solo a loro ma a tutta questa città. Ditemi, per vostra fé: che credete però che e’ voglino? E non chieggono, e non domandano altro da voi che la grazia vostra, ed esser amati da voi, oh, è però una si gran cosa? E che voi cognosciate gl’ingegni loro, e chi l’ha grosso e chi sottile47 e diciate : «Questo mi piace» e «Questo non mi piace», acciò che quelli che non vi aggradaranno possino dirzzazre altrove i lor pensieri e andar dietro ad altro studio48. Ma gli è una gran cosa che voi gli vogliate tener sempre in questo cim{NP6}bello49 e non vogliate risolvere a questo benedetto «sì» ! Sapete quel ch’io vi vo’ dire? Guardate di non li fare disperar da vero, e tenete ben a mente le mie parole, che io so quel ch’io me dico, voi ve li perderete una volta a fatto, e non gli potrete poi tanto andare a i versi che ci sia ordine a porvi riparo, et ve ne dorrete poi quando non sarete più a tempo. Et tenete questo per fermo: che non si sta sempre a un modo. E qu[es]to basti. Oh, or ch’io mi ricordo: non v’aspettate altro argomento perché quel che ve l’aveva a fare non è in ponto50. Fatevi senza, per ora, e bastivi sol sapere che questa città è Modana, per questo anno51, e le persone che intervengono ne la favola sono, i più, modanesi. E però, se facessero qualche errore nel menar de la lingua, non sarà gran fatto p[erch]é non l’hanno ancora così ben presa52. L’altre cose, io penso che voi siate così capaci che la materia ve intrarà per se stessa senza troppa fatiga. Due cose sopra tutto ne caverete : quanto possa un caso e una bona ventura ne le cose di amore, e quanto in quelle vaglia una longa pazienza accompagnata da buon consiglio53. Il che due fanciulli che qui vederete venire con il loro esempio vi mostraranno: il quale, se seguendolo vi giovarà, averete quest’obbligo con questi Intronati. Questi uomini, se ben non pigliaranno piacere de le cose nostre, assai ce averenno54 da ringraziare, ché p[er] quattr’ore almeno gli daremo commodità di poter contemplare le vostre divine bellezze. Et in questo cambio, ci prestaranno attentione. Ma, perch’io veggio dui vecchi già venire ragionan{NP7}do mi partirò, benchè mal volentieri, da veder così belle cose qual sete voi, ne so quel che dentro a una di quelle case mi verrà fatto. A Dio tutti.